Giuseppe Lupo nasce il 23 giugno 1967 a Grottaglie, città di antiche grotte, vigneti e ceramica. Sin da piccolo si intrufola nelle botteghe di sarti, falegnami e restauratori, tra gli attrezzi dei mestiere e i racconti dei grandi vecchi. Frequenta l’Istituto d’Arte nella sua città, indirizzo “Ceramica”. I suoi maestri lo vedono fin da subito con un piede nel mondo e un piede “altrove” e, da ciò nasce la firma dei suoi lavori: un piccolo cerchio con un punto al centro ed uno fuori. Grottaglie è un crocevia di artisti e contadini, tradizioni e contaminazioni, paesaggi antichi e resti archeologici non ancora svelati. La ricerca e la scoperta di segni sul territorio, di tracce nascoste da cogliere e scoprire, diventano passione di un ragazzo che osserva, sente e interpreta. Fuori e dentro di sè. Nel 1989 si trasferisce a Bologna, poi a Firenze, dove si forma come Restauratore di Opere Lignee e Dorate. Collabora con la Sovrintendenza dei Beni Storici ed Artistici di Firenze, posando le sue mani su opere collocate nei maggiori Poli Museali di Firenze e della Toscana, nelle Chiese e nei Palazzi Storici. Apprende le tecniche antiche, acquisisce profonda conoscenza dei materiali e della loro possibile manipolazione e trasformazione, tra ebanisteria, intarsi, legni pregiati, ossidi, colle naturali vegetali e animali, cera d’api, scagliola e amidi, foglia oro, argento, rame e alluminio, intagli e cesellature. Riesce a dorare anche la pietra serena, con una tecnica ormai perduta. Saperi che sedimentano fino a germogliare. La sua creatività e la sua immaginazione prendono sempre maggiore spazio. Incontra amanti dell’arte e artisti di passaggio a Firenze da ogni parte del mondo, coltivando così la sua forte empatia e la sua curiosità verso tutto. Collabora con architetti, per rendere unici spazi già esclusivi. Nel 2007 lascia Firenze e torna a Grottaglie. Raccoglie se stesso nel suo spazio-bottega, non più di restauro ma d’arte, la sua Officina23. Sperimenta e crea con svariate tecniche. La stessa bottega diventa opera creativa. Le sue opere sono principalmente su legno, meglio se vecchio, per poterne interpretare le linee marcate, i nodi, le venature. Al contempo anche la superficie vuota e neutra accoglie e fa affiorare ombre. Agisce per stratificazioni: tessuti di fibre naturali - juta, lino, canapa - scagliola, amido di riso e colle naturali per la creazione di rilievi e bassorilievi o, al contrario per la formazione di "tracce in negativo", incisioni, tagli, cuciture. Per i colori vengono usati ossidi naturali, per la finitura la cera d'api. Le opere sono fatte per essere sfiorate, accarezzate, scrutate da vicino per perdersi nelle pieghe, nei rilievi e nei dettagli. Spesso il titolo rappresenta l'ultima fase delle stratificazioni, in un gioco di rimandi, associazioni mentali, tracce affioranti dalla memoria, interpretazione e manipolazione della materia. Ciò che affiora viene accolto, sospeso, o stravolto ancora. Altra tecnica amata è quella dell'acquerello, su carta o su legno. Ancora, pezzi unici di design, dove la natura del materiale - il legno - viene interpretata ed esaltata.  

In una ricerca continua.